Perché realizzare, recuperare, mantenere pozze d’acqua?

di Fabio Scalzotto – Gruppo Ricerche Ornitologiche Lodigiano –

Quando si discorre circa le cause del cambiamento climatico, che tutti finalmente abbiamo accettato e riconosciuto come uno dei maggiori problemi del nostro tempo, si ha la tendenza a pensare a devastanti eventi lontani, provocati da altri e verso i quali ci si sente impotenti (basti pensare per esempio alla deforestazione in Amazzonia). Non ci si rende però conto che anche attorno a noi vengono commesse azioni scellerate che contribuiscono all’impoverimento e alla devastazione del nostro pianeta; un esempio evidente è la progressiva scomparsa delle zone umide, grandi o piccole che siano.

A questo proposito viene naturale pensare che i danni provocati sul delta di un grande fiume (come può essere il Danubio) abbiano un impatto immensamente maggiore rispetto, per esempio, alla bonifica per fini agricoli di una piccola lanca in pianura Padana. Si tratta di un ragionamento vero in termini assoluti, però le conseguenze negative su un piccolo lembo di terra sono in proporzione le medesime rispetto a quelle su larga scala. In altre parole, far scomparire un piccolo ecosistema avrà un impatto risibile in termini globali, ma avrà un impatto devastante per il territorio che lo ospitava. Se inoltre è vero che, come recita un vecchio proverbio popolare: “tanti pochi fanno assai”, allora si potrà ben immaginare cosa possa significare la scomparsa innumerevoli piccole zone umide. Proprio in questo modo l’Italia ha perso negli ultimi 100 anni il 67% delle proprie zone umide e si sta parlando di una superficie complessiva di parecchie decine di migliaia di km quadrati, che risultano appunto essere la somma di migliaia di piccole e medie aree che in passato erano zone umide. Se l’Italia piange, il resto del globo non ride: la Terra ha visto scomparire nell’ultimo secolo il 64% delle proprie zone umide.

Una definizione abbastanza precisa di zona umida è la seguente: si tratta di un’area inondata, in maniera permanente o temporanea, da acque dolci, salmastre o salate, con una profondità di qualche metro. Sono quindi da considerare zone umide le paludi, le torbiere, le zone golenali, le lanche e la foce dei fiumi (se a delta), i laghi costieri, ecc.

Si tratta di zone estremamente importanti per molti esseri viventi (compreso l’uomo), perchè forniscono acqua, perché regolano e attenuano i fenomeni naturali come le piene dei fiumi, perché sono “trappole per nutrienti”, assorbono carbonio e depurano le acque, perchè sono serbatoi di biodiversità e sono le zone con la più alta concentrazione al mondo di biodiversità.

Tutti questi benefici, con le dovute proporzioni, si riscontrano anche nelle cosiddette piccole zone umide, si tratta di quei numerosi habitat acquatici di dimensioni ridotte (di solito con una superficie inferiore all’ettaro) che rivestono un’enorme importanza per il territorio in cui si trovano. Rientrano pertanto in questa definizione gli stagni, gli acquitrini, i bodri (o foponi), i fontanili, le risorgive, le cave, le foppe e tantissime altre aree accomunate dalla presenza di acqua ferma o debolmente corrente.

Purtroppo a causa della loro ridotta dimensione, queste aree vengono spesso bonificate, interrate, prosciugate, perché ritenute inutili e vengono poi rimpiazzate da campi o addirittura da opere di urbanizzazione. Invece, se valorizzate porterebbero un’enorme quantità di vantaggi, per esempio romperebbero la monotonia e il piattume delle nostre pianure, favorirebbero la crescita di vegetazione con conseguenti benefici sul territorio circonstante, attirerebbero molte specie di animali con conseguente riequilibrio dell’ecosistema.

Una zona umida anche se molto piccola rappresenta uno degli ecosistemi più ricchi e complessi che la pianura sappia produrre; queste pozze, insieme alla fascia di vegetazione circostante, si prestano ad ospitare moltissime specie di invertebrati, diverse specie di anfibi, rettili e pesci (quando le condizioni lo consentono), inoltre attraggono uccelli ed finanche mammiferi.

Gli invertebrati rappresentano un’inestimabile ricchezza per questi piccoli gioielli: in acqua trascorrono tutta la vita crostacei, molluschi e anellidi; molti insetti durante la vita larvale sono legati all’acqua; gli odonati (le libellule) fanno delle acque ferme il loro regno; anche i gerridi, i ditteri e alcuni coleotteri sono abitanti tipici delle piccole pozze d’acqua.

Tutti questi invertebrati costituiscono la fonte di cibo per anfibi, rettili, pesci e uccelli, svolgono quindi un ruolo chiave per il sostentamento dei consumatori primari e secondari che popolano l’intero ecosistema. Queste pozze offrono quindi l’habitat ideale per ospitare molti anfibi, infatti la presenza di acque ferme e poco profonde è indispensabile al completamento del ciclo vitale di questi animali. In queste condizioni le ovature possono rimanere ancorate alla vegetazione sommersa, non rischiano di essere trascinate dalla corrente, di essere esposte all’aria (che ne causerebbe la disidratazione) e sono meno soggette a predazione.

Tra le specie più facilmente osservabili nelle piccole zone umide, ricordiamo le raganelle (Hyla intermedia e Hyla arborea), le rane verdi (Rana lessonae e Rana esculenta), che vivono tutto l’anno nei pressi dell’acqua, le rane rosse (Rana temporaria, Rana dalmatina, Rana latastei), che si recano nelle raccolte d’acqua solo durante il periodo riproduttivo e vivono per il resto dell’anno in ambienti terrestri umidi, il rospo comune (Bufo bufo), più raramente il pelobate fosco (Pelobates fuscus) e il rospo smeraldino (Bufotes balearicus). Se le acque sono particolarmente pulite non manca il tritone crestato (Triturus carnifex) e talvolta il più raro tritone punteggiato (Lissotriton vulgaris).

Un elenco di tutto rispetto che dimostra l’importanza vitale delle zone umide per molte specie di anfibi. Si ricorda che l’Italia, con 44 specie di anfibi e 56 specie di rettili è il paese europeo con la più ampia diversità erpetologica e molte di queste specie sono state purtroppo inserite nella Lista Rossa dei vertebrati Italiani, ovvero sono seriamente minacciate di estinzione e la causa primaria è la diminuzione del loro habitat naturale. Ecco perché realizzare, recuperare, mantenere pozze d’acqua, anche di modeste dimensioni, contribuisce attivamente alla salvaguardia di un fragile ecosistema e di tutti i suoi abitanti.

Il Grol, Gruppo Ricerche Ornitologiche Lodigiano, è attivamente impegnato su vari fronti, tra cui monitoraggi, censimenti e divulgazione.

Collabora con le omologhe associazioni locali e nazionali con le quali condivide esperienze e conoscenze; rappresenta un autorevole punto di riferimento per tutto ciò che concerne il mondo dell’avifauna del territorio lodigiano.

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