La Collina della Biodiversità relitta.

di Vincenzo Ferri – Societas Herpetologica Italica –

Almeno un paio di volte all’anno mio zio mi portava con sé in un viaggio breve, ma assolutamente fantastico per i miei 11 anni, da Casalpusterlengo a San Colombano al Lambro. La meta ? Una fresca cantina di San Colombano per l’acquisto del “vino buono”. Un viaggio di forse un ora, dalla solita piatta pianura di casa a colline alte soltanto fino a 75 metri ed estese per soli 7 chilometri, ma per i miei occhi di allora rappresentavano le più vicine e grandi montagne. Ho ripercorso quelle strade, quei vigneti 30 anni dopo: era il 1996 quando con l’amico Giancarlo Quadrelli coordinavo le ricerche nella provincia di Lodi per la redazione dell’Atlante degli Anfibi e Rettili della Lombardia. I dati in nostro possesso provavano l’esclusiva presenza sulle Colline di San Colombano di due specie: la rana agile (Rana dalmatina) e il saettone comune (Zamenis longissimus). Entrambe segnalate in zone boschive del comune di Graffignana e di Miradolo Terme. Queste specie come i tritoni, la rana di Lataste e i rospi comuni, apparivano già allora fortemente localizzate nella fascia di pianura vicina al corso del fiume Po.

Il mio contatto “fatale” con la Collina di San Colombano è però molto più recente, quando nel 2017 ricevo la notizia e le foto del ritrovamento di numerose ovature di rane rosse e di alcuni tritoni crestati in pozze e stagni di Miradolo Terme. Dati importanti per un monitoraggio generale degli anfibi minacciati promosso dal LIFE Gestire 2020 di Regione Lombardia, proprio nel settore più critico per la loro sopravvivenza, la Bassa Pianura Lombarda. Come referente scientifico locale per questa Azione programmo, insieme agli artefici della segnalazione (peraltro monitori erpetologici volontari formati dal Progetto), la visita a quei Siti.

Sono sufficienti qualche colpo di guadino e poche centinaia di metri di percorso per capire che quello poteva essere considerato l’ultimo “Eden batracologico” in quasi cento chilometri di indagini.

L’erpetologo Vincenzo Ferri alla sorgiva dei Tritoni c/o l’AREN di Miradolo Terme-2017

Più di un centinaio di ovature delle due specie di rane più rare in questo territorio, Rana dalmatina e Rana latastei, lo dimostravano. E, insieme, diversi individui di tritone crestato italiano (Triturus carnifex), che ormai si poteva trovare in sole due-tre località lungo il fiume Po tra Pavia e Mantova. E ancora, raganelle padane (Hyla perrini) e rospi comuni (Bufo bufo), ma anche rane verdi dalle fattezze fortunatamente ancora tutte autoctone.

Dopo le segnalazioni ed una stretta concertazione tra Gloria Ballardini e Paolo Cestari, dell’Associazione “Picchio Verde”, ecco nascere la proposta e poi sviluppare l’iter per raggiungere un riconoscimento fondamentale: quello di inserimento delle “Pozze e Stagni di Miradolo” tra le aree di rilevanza erpetologica del Progetto nazionale A.R.E. gestito dalla Societas Herpetologica Italica.

Contemporaneamente il territorio del PLIS Colline di San Colombano veniva inserito tra le aree di intervento prioritario per azioni di conservazione delle specie target del “Piano Anfibi della Regione Lombardia (Azione A14, Piano di interventi prioritari per Salamandra atra, Triturus carnifex, Rana latastei, Pelobates fuscus insubricus, Bombina variegata ed Emys orbicularis, Dicembre 2018)”, potendo per questo ad accedere a mirati finanziamenti.

Come far capire l’importanza di questi vertebrati “minori” innanzitutto ai cittadini che in questo fortunato angolo di territorio padano vivono e svolgono attività che possono direttamente o indirettamente confliggere con la sopravvivenza di questi anfibi ?

E’ questa la scommessa che gli amici dell’Associazione Picchio Verde ora devono affrontare e vincere.

La produzione vitivinicola dovrebbe avvenire garantendo al meglio la sopravvivenza di tutta la biodiversità autoctona presente in quei terreni. In tempi di sostenibilità ambientale e di transizione ecologica non è difficile ipotizzare il passaggio generalizzato delle “Colline di San Colombano” alla coltivazione biologica e il mantenimento di tutti gli habitat naturali necessari. E sviluppare sulle Colline degli Anfibi una rete capillare di piccole pozze che favorirebbero tritoni, rane e rospi che, disperdendosi tra i coltivi, i boschi ed i vigneti, contribuirebbero al controllo degli invertebrati potenzialmente nocivi: un vero ed utile Capitale Naturale che presto tutti gli altri territori potrebbero fortemente invidiare.

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